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sendrowSir Tavernello da Bevosbocco, Signore dell'Altra Sponda March 24 notturnoGli uccelli sono tornati ai nidi Il sole presto sorgerà La luna è alta nel cielo. Dov’è il passato? Dov’è il futuro? Dov’è il presente? Non c’è né passato Né futuro Né presente. L’anima è nel mondo, il mondo è nell’anima. Da sempre, per sempre, adesso.
March 20 distribuzione di bernoulli Madrid, 20/03/09 Fra milioni di sguardi, tu sola mi capisci Superficialità generalizzata: perché tu ci riesci? Non arrivi nel profondo; e mai riuscirai a farlo Te lo auguro sentitamente, non devi mai provarlo. Poeta di ‘sto cazzo, la rima è fatta male Sai che io non lo farei, questo è solo un segnale. Che voglio al tempo stesso sordo, e pur mal recepito Per far capire a tutti, che c’è tanto di non ambito. Nei tuoi occhi io mi perdo, metafora scontata Eppure è verità: e sai che ti ho cercata. Perché tu mi capisci? Ancor non lo tengo chiaro E sai che seppur coglione non sono un cazzaro. Il tuo sorriso è sollievo, il tuo abbraccio poesia Sale la voglia di tenerti, di pensarti mia. Sarà amore o egoismo, non so se ha importanza Tantomeno quando brillando tu guardi la mia stanza. Mi son rotto di sedere, al pc un po’ ubriaco A emettere parole, quattro righe in tono fioco. Ti sembrerò forse un debole, oppure un incoerente: non è colpa mia se là fuori c’è la gente. Solo una cosa io vorrei, e tu darmela non puoi: perché ti cerco ancora? Mi domando se lo sai. E’ un dolore silenzioso, disprezzabile e perverso Ma fra queste vie grigie, ahimè: io mi sento perso. Dammi la tua mano, avvicina il tuo odore Stringi il mio braccio, dai più forte il tuo calore. La realtà potrei dimenticare, e fors’ anche i desideri Fammi ancora, dai!, più forte! così come hai fatto ieri. I tuoi occhi son poesia, il sorriso lealtà Tutto il corpo, sai, sprigiona un incredibile beltà. I tuoi fianchi mi rallegran, le tue gambe sono lisce La tua bocca è saporita, so che in fondo mi capisci. Le tue coccole mi lasciano un senso di allegria Mai potrei per una come te, provare allergia. Se mi tocchi e mi abbracci, beh, mi lascio trasportare: nella tua semplicità io potrei annegare. Non riesco a realizzare ciò ch’in fondo esser vorrei Fra 0 e 1 io ondeggio, senza fermarmi mai. Sceglierei fra galantuomo, educato, o fringuello Ma tra i due io oscillo, il movimento è sempre quello. Mi domando se mai in fondo Riuscirai a capirmi Il problema non mi pongo E continuo a cercarti. Dedicato a Raisa. March 06 suicidio
Madrid, 06/03/09
Chi può consolare un’anima in pena?
Non servirebbe né impegno né buona lena.
Risulto invisibile agli occhi della gente;
e intanto si svela quell’ipocrisia latente.
Mi sono rotto di scriver alle sei:
solo esser diverso in fondo vorrei.
L’autobus tarda ad arrivare
e ai miei difetti mi fa pensare.
Sogno profumo e semplicità
ma poi mi scontro con la dura realtà;
nessuno vuole andare lì nel profondo
e rimane incompreso tutto il mio mondo.
Solo scarso interesse e complimenti,
nobile affanno di vani intenti.
Forse leggere i segni è ciò che non so;
ma non chiedo tanto, basterebbe un po’.
Mi basterebbe solo un’occhiata fugace:
una persona assurda a cui lo strano piace.
Ma questa è bugia, mento a me stesso:
si chiudono i giochi e mi sento più fesso.
Fino a Moncloa la distrazione mi porta
e mi accorgo che l’anima a lungo sopporta.
Torno a un affetto molto superficiale:
la realtà mi spaventa, non ciò ch’è banale.
La sfortuna mi segue con lancia appuntita:
ma quanto male ho commesso in questa vita?
Pensiero manicheo, pensiero fasullo.
E più me lo chiedo più mi sento grullo.
Forse solo dovrei liberarmi di questo,
ma io non ci riesco, e in me stesso resto.
Un fatto innegabile il fallimento:
spero che il lettore stia molto attento.
Oggetto ridicolo, per quelli che amo;
essere brutto, mando un sordo richiamo.
Saperla gestire da soli e in silenzio
richiederebbe ben altro, o un goccio di assenzio.
Trovare la gioia in quest’eversione
Non richiede dei santi, solo persone.
Il richiamo gettato è forte ma arguto:
per questo rimane ridicolo e muto.
Se davvero c’è un Dio, che onesto si offende
mi chiedo che logica ostenta e difende.
Questi stupidi versi a nulla vanno a servire;
quindi poso la penna, e voglio morire.
Quando qualcuno qui leggerà March 04 Grecia
Madrid, 04/03/09
Annullare la personalità, bandire l’essenza, svuotarmi nella normalità: per far sentir la mia presenza.
La colpa è qui che sta, non c’è bisogno della Scienza, è nella mia diversità: è l’eccesso di chi pensa.
Non so se sia essenziale, o un sentimento percepito: qualcosa è fuori dal normale e il risultato è garantito.
Fra homo sapiens e animale, indico bestie col mio dito: un eccesso di personale, egocentrismo poco ambito. stereotipiil prossimo spagnolo che si presenta ad un italiano dicendo "Ma che cacciooo?" con l'accento del Padrino e facendo il gesto della coppa con la mano, lo ammazzo a colpi di lupara. |
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